venerdì , 9 dicembre 2016
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Bushwick: la più grande area di New York che ospita street art
Bushwick: la più grande area di New York che ospita street art

Bushwick, Brooklyn

Immaginate una lente d’ingrandimento e il progressivo focus operato su una cartina geografica del Nuovo Continente: Stati Uniti, Stato di New York, New York, Brooklyn, Bushwick. Sì, Bushwick, quartiere che, insieme al limitrofo Williamsburg, detta come un metronomo deduttivo i ritmi hipster di un’area il cui progresso sociale ha abbandonato la fatiscenza arrugginita di impalcature metalliche, capannoni industriali e tracce di un proletariato povero per abbracciare le sfumature pop dell’era 2.0.

Come arrivare

Questo neighborhood altamente minaccioso fino alla fine degli anni ’80 e anche per buona parte degli anni ’90 – quando si mostrava desolante, sporco e completamente in mano alla criminalità – si dilata morbidamente dalle fermate della metropolitana Morgan Avenue e Jefferson Avenue (in entrambe passa la metro L) per espandersi lungo una zona che, ancora oggi, mantiene un impianto imperniato su fabbriche abbandonate e palazzi decadenti, elementi facenti comunque parte di una percentuale d’abitato ridotta.

L’arte a Bushwick

Superato quest’anello ancorato alle fatiche del passato, Bushwick si rivela per quello che ha saputo diventare, vale a dire una culla eterogenea di etnie, culture e intrattenimenti sotto forma di agglomerato urbano letteralmente risorto e ripulito per l’accoglienza di visitatori provenienti da tutto il mondo, specialmente coloro che nutrono profonda passione per l’arte e non vedono l’ora di entrare in gallerie uniche come SOHO 20 Gallery, BogArt e Slag Gallery, ricettacoli di opere multi style che si contrappongono agli spazi aperti dove spadroneggia invece il freestyle: famosa è la Street Art nonché la Bushwick Collective, attrazione da anni conclamata.

Galleria di foto

Inoltre, udite udite, nel quartiere è ubicata la Bushwick Community Darkroom, tempio della fotografia tassativamente analogica dove è possibile affittare una camera oscura per sviluppare le proprie fotografie da pellicola, oppure prendere lezioni così da imparare un’arte soppiantata suo malgrado dall’avvento della tecnologia digitale.

Per le strade si respira un clima di forsennata tranquillità nell’arco della giornata, in più se il sole decide di far capolino, allora vale assolutamente la pena addentrarsi nel piacevolissimo Maria Hernandez Park, gettonato in primis dai residenti per la presenza di aree giochi, panchine e persino spazi fruibili dagli amici a quattro zampe.

Dove mangiare

Non è raro essere raggiunti nell’ora di pranzo da profumini accattivanti che lanciano un messaggio limpido, anzi trasparente all’olfatto di chi incomincia a saltellare per la fame. In questo caso ci si affidi completamente al dittico gastronomico che a Bushwick impera incontrastato, costituito dalla cucina portoricana e latino americana in generale, non le uniche opzioni ma certamente le più caldeggiate.

Una valida alternativa la suggerisce il Roberta’s Pizza, considerata una delle pizzerie più in voga di New York date anche le illustri frequentazioni (Beyoncé è un esempio) dettate dall’indiscutibile bontà delle pizze servite, che faranno subito dimenticare la coda necessaria per ottenere un tavolo.

L’etnico si manifesta nei celeberrimi tacos della Tortilleria Mexicana Los Hermanos vicino Jefferson Street; i vogliosi di dolcezza vertano su Fine & Raw, cioccolateria in Seigel Street. Il tour culinario non è finito: si proceda costeggiando il Maria Hernandez Park per incappare inevitabilmente in Mominette, bistrot dalle sfumature marocchine, o in Le Garage, birreria nella quale si possono gustare anche molte stuzzicherie inscritte in un menù molto esaustivo; la tradizione vietnamita ha preso piede soltanto negli ultimi anni, imponendosi tuttavia con convinzione attraverso il Little Mo e il Lucy’s Vietnamese Kitchen, che vende succulenti bahn mi e pho.

Dove fare shopping

Pancia piena? Bene, perché quanto accumulato fa da carburante alla pulsione irrefrenabile per lo shopping, da soddisfare girando in lungo e in largo un quartiere che in fatto di negozi non ha nulla da invidiare, sebbene gli esercizi commerciali mostrino un aspetto ben poco ortodosso e ancor meno raffinato. Eppure assolvono il proprio compito, essendosi specializzati nella vendita dell’usato: Urban Jungle, Fox & Fawn e L Train Vintage attendono una visita, ma mai come il Mobile Vintage Shop, roulotte airstream contenente un’ampia gamma di beni di seconda mano.

Dall’oggettistica e abbigliamento si passi alla cara vecchia cellulosa dei libri che fanno cultura. Le rivendite bibliografiche abbondano con la stravaganza che incuriosisce e le bizzarrie che esaltano: il metafisico Catland, in coabitazione con lo Human Relations, giace in Flushing Avenue mentre Molasses Books ammicca sulla Hart Street all’angolo con il Maria Hernandez Park. Per gli amanti del fumetto e del vinile sorge Vinyl Fantasy, piccolo ma fornitissimo negozio posto sulla Knickerbocker Avenue, al quale fa velata concorrenza lo Human Head, focalizzato sui vinili LP. Nucleo centrale dell’anima hipster è il centro commerciale Shops at the Loom, pieno soprattutto nei fine settimana.

Locali per la sera

C’è tanto da dire anche sulla vita notturna, che riesce a trasformare anche il quartiere più tranquillo in un paladino scatenato della movida after the sunset. Pub, bar e ritrovi di musica live fioccano indefessi mantenendo però un elevato standard di controllo e sicurezza: si distinguono il Silent Barn – interessante perché gestito direttamente da un’élite di promettenti artisti locali e settorializzato opportunamente in spazi per l’arte DIY e performance concertistiche di livello – Radio Bushwick e Lone Wolf, che ha rilevato una vecchia istituzione, ovvero il Goodbye Blue Monday.

Infine va citata l’House of Yes, teatro di spettacoli a carattere circense e burlesque.

Il gemello diverso di Williamsburg è tutt’oggi un contesto in trasformazione costante, vibrante, creativo, che trasuda energia allargando giorno dopo giorno la propria offerta ricettiva e lusingando non poco sul piano immobiliare senza troppe speculazioni: nelle strade meno trafficate si succedono poste in fila graziose casette colorate in vago stile british, confortevoli e a due passi da negozietti – molti dei quali portoricani e latino americani – che invogliano a comprare. Poco importa se di tanto in tanto emerge una superficiale trasandatezza d’asfalto e laisse-faire, perché anche questa è una caratteristica ricca di appeal che circoscrive un urbanesimo dichiarato tutto da dipingere e reinventare per imprimere il futuro nei muri dei caseggiati o sulle lamiere ondulate ai confini di ogni strada. L’America è tutto questo, una giungla di creativi improbabili ma tutt’altro che improvvisati, a spasso per le vie di Bushwick a testa alta, per le vie di un quartiere vivo, vegeto, fecondo, vagamente ribelle… insomma hipster.

  

  




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